Italia Nostra Sezione di Reggio Calabria
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IN un flash

Non sempre si può fissare il momento in cui un’idea si affaccia alla nostra mente, nè sapere perchè essa arrivi: l’idea di una nuova ‘rubrica’ per i «Quaderni di Italia Nostra» è nata così, quasi per caso, pensando che qualche nostro lettore o lettrice possa non avere la pazienza e la costanza di leggere i nostri saggi che potrebbero risultare impegnativi, specie in questi tempi di inquietudini e insofferenze.

Ecco allora l’idea di catturare la sua attenzione – ma anche quella dei lettori e delle lettrici più pazienti – semplicemente con un’immagine e una didascalia.

E i temi? Saranno temi d’arte o naturalistici, ma “singolari”, circoscritti ma con qualcosa in più, che sia una reinterpretazione o un diverso punto di vista, una curiosità o qualsiasi cosa solleciti il nostro interesse…

Il titolo della rubrica dà immediatamente senso al nostro progetto: IN un flash.

 

Buona lettura,

Francesca Paolino

Cena in Emmaus, reinterpretazione di Gaetano Imbesi e dei suoi allievi dell’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio, conservata a Londra (National Gallery)

Francesca Paolino

Cena in Emmaus, reinterpretazione
Cena in Emmaus, Caravaggio

La storia: l’opera (cm 139x195) è stata realizzata tra il 1601 ed il 1602 per Ciriaco Mattei – personaggio di spicco della Roma di fine Cinquecento – per 150 scudi; nel 1605 passa al Cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V e grande collezionista.

Nel 1801 il discendente Camillo Borghese – che aveva sposato Paolina Bonaparte – vende l’opera ad un antiquario parigino che la rivende a lord Georges Venon che, nel 1839, la dona alla National Gallery di Londra.

 

Lettura: della Cena in Emmaus di Caravaggio esiste un’altra versione che si conserva nella Pinacoteca di Brera a Milano; i protagonisti sono Cristo, due apostoli e l’oste; il racconto è nel Vangelo di Luca: i due apostoli invitano uno sconosciuto viandante a condividere il pranzo. Gli apostoli riconoscono in lui Cristo risorto quando Questi benedice il pane. Il loro stupore è espresso dai gesti: l’apostolo di sinistra è ritratto mentre si alza in piedi di scatto, mentre quello di destra allarga le braccia, con ciò formando una croce; fondamentale il gesto di Cristo che estende in avanti il braccio e la mano benedicenti; gesti che parlano ma ‘misurano’ anche lo spazio ristretto entro cui è incastonata la scena. Resta spettatore muto, estraneo l’oste in piedi accanto a Gesù.

I dettagli sono straordinari: la forte caratterizzazione dei personaggi e i colori “accesi” dal bianco ma anche gli oggetti sul tavolo (i cibi, il cesto con la frutta,..) che formano altrettante “nature morte”.

 

L’interpretazione di Gaetano Imbesi e dei suoi allievi va ben oltre lo studio delle figure, dei gesti, della prospettiva, della luce, etc., bensì “entra” nell’interpretazione evangelica: alla figura di Cristo che manca si sostituisce il suo lascito: il pane benedetto che viene dato ai credenti per riproporre all’infinito il mistero dell’Eucaristia.

 

Riferimento bibliografico:

Silvia Danesi Squarzina, Cena in Emmaus (scheda), in Claudio Strinati (a cura di), Caravaggio (Catalogo della Mostra tenuta a Roma nel 2010), Milano, Skira, 2010, pp. 116-123.

Pompeo Pianezzola

Francesca Paolino

Cos’è quest’opera e perchè parlarne nella nuova rubrica “In un flash”de «I Quaderni di IN di Reggio Calabria»?

Conservata nel Museo della Ceramica del Liceo d’Arte “Preti-Frangipane” – da poco costituito dopo lunga gestazione – è una fra le più belle e interessanti opere che vi si conservano, frutto delle tre straordinarie edizioni della “Biennale Nazionale della Ceramica d’Arte” (1981, 1983,1987) (1). L'opera è conservata in una delle teche provenienti dall'allestimento originario del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e che fu disegnata da Marcello Piacentini, progettista dell'edificio museale. 

 

Nella seconda biennale, la cui giuria era presieduta dal maestro Pompeo Pianezzola (2) ed il ruolo di segretaria della commissione era ricoperto da chi scrive; il maestro Pianezzola ha presentato una sua opera fuori concorso che ha poi donato alla collezione della scuola reggina.

 

Pianezzola esplora fino al limite la possibilità di assottigliare la materia plasmabile (l’argilla) senza che l’opera in cottura si frantumi e ciò diventa molto spesso carattere distintivo della sua produzione.

Nonostante gli esiti formali astratti, nelle sue ceramiche il dato naturalistico affiora prepotente per la materia impiegata (l’argilla) e per la sua “fissazione” (il fuoco della cottura) ma non mancano accenti coloristici negli inserti (gli smalti).

Anche in quest’opera l’effetto severo ed essenziale della piastra nera (come materia eruttiva solida) lascia una piccola sezione centrale dalla quale sembrano affiorare materiali magmatici.

 

 

 

*Per le fotografie si ringraziano i professori Nunzio Tripodi e Salvatore Palmeri

 

Note:

1. Istituto Statale d’Arte A. Frangipane di Reggio Calabria, Quarantacinque anni di attività fra memoria e futuro (1957-2003), a cura di Francesco Palmeri, Gangemi Ed., Roma 2004. Si vedano, in particolare: Le biennali della ceramica d’arte, pp. 96-113; p. 106, Introduzione alla 2a Biennale.

2. Pompeo Pianezzola (Nove – Vicenza – 1925//Angarano 2012) è stato un artista di notevole spessore. Ha studiato nell’Istituto d’Arte della sua città e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia; ha insegnato dal 1945 al 1977. Qui interessa ricordare la sua attività di maestro ceramista, indirizzata, fin dagli anni Sessanta del Novecento, verso l’Informale e l’Astrattismo. Numerose sono state le sue partecipazioni a mostre ed altrettanto numerosi i riconoscimenti della critica ricevuti.

Il rilievo di maiolica con la Nascita di Venere nel palazzo Castellano a Palmi

Francesca Paolino

Palmi. Palazzo Castellano, particolare dell'edicola sul prospetto laterale
La nascita di Venere di palazzo Castellano
La nascita di Venere nel cosiddetto Trono Ludovisi

Il mio interesse per il palazzo Castellano di Palmi si è acceso sfogliando un libro su Seminara (1) alcuni anni addietro, ovvero poco tempo dopo la sua pubblicazione; libro nel quale ho trovato menzione del palazzo e del pannello ceramico raffigurante la Nascita di Venere, in esso inserito, nonché un ampio ragionamento intorno al suo autore, il ceramista seminarese Carmelo Mangione.

Ma è stato solo nel gennaio 2018 che ho visto l'opera in situ ed ho ritenuto che l'intero palazzo e ciò che vi si conserva all'interno, ovvero una serie di disegni di soggetto mitologico, in b/n (grafite) nelle pareti dell’atrio e del corpo-scala, meritassero la mia attenzione.

Per adesso dedico la pagina di «IN un flash» al solo pannello.

 

Questo singolare inserto che si deve al ceramista Carmelo Mangione (2) è un pannello di maiolica bianca in stile "robbiano" (3), che raffigura la Nascita di Venere come rappresentata nel celebre Trono Ludovisi, compreso entro una cornice colorata di fiori e foglie (4).

La scena raffigura intere le due fanciulle dalle vesti pieghettate e ridondanti che sollevano Venere dal mare e contemporaneamente stendono un telo per coprirne la nudità lasciando scoperto solo il busto, mentre nel celeberrimo esempio-modello risultano mancanti le teste delle due fanciulle.

Al candore traslucido delle figure si contrappongono i colori accesi dei fiori e delle foglie del serto, aggiunto dal seminarese in autonomia, che contorna – in specie ai lati – le figure che risultano poste un po’ forzatamente entro il riquadro. Questa, inutile dirlo, è ancora una licenza del ceramista.

 

Il rilievo si presenta volontariamente “spezzato” in più parti per ragioni tecniche: si può supporre che, per la difficoltà di cuocere tutta insieme l’intera superficie del rilievo, l’artista-artigiano abbia preventivamente scomposto la composizione per poi ricomporla ad avvenuta cottura delle parti lasciando i segni delle giunzioni.

 

 

Note

1. Cfr. Monica De Marco (a cura di), Dall'arte dei pignatari alla ceramica d'arte, Esperide Ed., Pizzo Calabro 2011; (cap. 3 I protagonisti del Novecento, p. 37, 48 e 49).

Per il Trono Ludovisi si veda la scheda del Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, nel quale l’opera è conservata: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/palazzo-altemps/collezione-boncompagni-ludovisi/

2. Carmelo Mangione è l'erede di una bottega fondata dal padre nel 1888 ed è la personalità più rilevante fra i mastri ceramisti di Seminara; è stato a lavorare a Napoli, in Lombardia e in Francia; egli spicca fra gli artigiani dell'intera Calabria e ottiene numerosi riconoscimenti (Biennale di Monza del 1924; 3.a Mostra di Arte Moderna di Reggio,...).

3. Il riferimento è alla singolare arte ceramica fiorentina quattrocentesca di Luca e Andrea e della Robbia.

4. Mangione è stato l'unico a Seminara a saper lavorare la maiolica ed ha avuto estimatori nell'alta società palmese; oltre che per il palazzo della famiglia Castellano ) egli realizza per il palazzo Pignatelli grandi Vasi "medicei" per il parapetto della terrazza. «... egli è stato a Seminara "una voce fuori dal coro" impegnato in uno sforzo di aggiornamento che innestava nel repertorio locale motivi ispirati alla grande tradizione della maiolica italiana, aprendosi talora, timidamente, al Liberty e al Decò...» (De Marco, op. cit., p. 49). Mangione è morto nel 1975, all'età di 101 anni.

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